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Il sogno di un Popolo

Una storia all’interno di un disegno socio–politicomarchachica

Dal 28 gennaio 1892 il silenzio dominò la storia del nostro Popolo Guaranì.


Si stava annunciando l'anniversario dei cento anni, quando ciò che sembrava addormentato cominciò a dare segnali di un “tataendi” (fuoco conservato sotto la cenere).
Quelli che più ci aiutarono a soffiare su questo fuoco affinché tornasse ad ardere furono vecchi amici identificati con la nostra stessa causa: alcuni frati francescani e gesuiti ci aiutarono a sognare quello che sembrava impossibile.

Il silenzio era carico di paura, anche se questa parola non esisteva nel dizionario guaranì.

“…Che memby ani ekua, paravete yayu cuae ivipe jaevi paraveteko ñamanota…” (figlio mio non andare, siamo nati poveri e sfortunati e così moriremo).

Così disse la mamma al figlio che gli chiese di preparagli il “tapeque” (qualcosa da mangiare) per andare alla marcia di Kuruyuqui.

Cento anni erano trascorsi da quando alcuni allevatori di bestiame appena arrivati in questo territorio chiamarono l'esercito repubblicano per sterminare i “barbari guaranì”…

La marcia non si mosse tra rumori e frastuoni, al contrario nel silenzio delle persone che aumentavano l’estensione del campo da coltivare, impararono a non ubbidire al contrattista della piantagione di zucchero né al proprietario terriero. Il giovane si faceva raccontare la storia dagli anziani, sempre meno le donne andavano a lavorare nella casa del padrone o alla città, aumentò il numero di quelle che andavano a scuola…

Ragazzi e ragazze si stavano formando come “ipaye moderni”, vaccinando per la prima volta nel territorio guaranì i bambini, prevenendo malattie e curando i malati. É vero che i grandi allevatori cominciarono a guardare storto le terre delle comunità indigene che si stavano ampliando, ma contemporaneamente apprezzavano il lavoro dei nuovi assistenti sanitari che curavano anche loro e i loro figli...


 

nicoyjose

 


La storia tornò a sorriderci.

Il camino verso la democrazia coincise con la nuova linea di salute pubblica tracciata dall’OMS ad Alma Ata, aiutandoci a riorganizzare la popolazione attorno ad una visione di una salute integrale: “Il minimo per tutti”, il diritto ad un livello di vita che permetta una vita degna. Il diritto all’acqua potabile, ad un'adeguata alimentazione, ad un’abitazione, all’energia elettrica, ad una scuola che rispetti la propria cultura, ad avere accesso ai servizi sanitari di base.

Inoltre la convinzione erronea dei karai (i bianchi) che “ gli indigeni non sanno pensare” ci permise di accelerare il cammino verso una riorganizzazione partecipativa grazie all’appoggio di istituzioni come CIPCA (Centro di Ricerca e promozione per i “campesinos”), Teko Guaraní (Istituzione di educazione e comunicazione del popolo Guaraní) e la Convenzione Ministero di Salute - Vicariato che non solo ci accompagnò ad avere un ruolo importante nel Ministero di Salute ma divenne una vera scuola per tutta l’organizzazione dell’APG (Assemblea del Popolo Guaraní).

L’Universitá di Firenze é l’esempio più chiaro di questo nostro camminare.

Questi amici ci aiutarono e continuano a farlo in maniera incondizionata in questo lungo percorso verso la “liberazione”; non ci trattarono mai come topi di laboratorio per i loro esperimenti, al contrario ci insegnarono tante cose con una metodologia che ci ha permesso essere noi stessi, gli indigeni, i protagonisti del nostro sviluppo.

Dopo 25 anni di questo legame, anche se abbiamo avanzato molto, continuiamo fiduciosi in questo cammino che consideriamo un esempio per le altre popolazioni indigene che già condividono con noi la formazione nella Scuola di Salute Pubblica Tekove Katu.

Una Scuola che utilizza una metodologia appropriata a cui la stessa ministra di salute Dr.ssa Nila Heredia e la direttrice dell’OPS, Dr.ssa Mirtha Roses, consegnarono il riconoscimento di “Scuola Modello” e in cui il rappresentante della OPS in Bolivia, il Dr. Cristian Darras, ne é stato promotore e docente.

Il nostro rappresentante della APG, il Dott. Higinio Segundo, che parteciperà con la Ministra di Sanità a questa celebrazione, potrà spiegarvi, meglio di queste poche righe, l’importanza del legame con l’Università di Firenze e con altre Università che hanno partecipato a queste attività come l’Università di Catania, di Siena, di Pisa, “la Sapienza “ di Roma, l’Università Cayetano Heredia – Istituto Nazionale di Salute del Perú e l’Istituto Karolinska di Svezia, grazie all’appoggio economico di tanti amici e della stessa Unione Europea. Tutte le istituzioni locali che lavorano nel settore sanitario, chiaramente, hanno sempre dato un prezioso contributo a queste attività, soprattutto CENETROP (Centro Nazionale di Malattie Tropicali), INLASA (Istituto Nazionale dei Laboratori Sanitari), LIDIVET (Laboratorio di Ricerca e Diagnostica Veterinario), AIS (Azione Internazionale per la Salute), etc.

Tra le tante attività che si stanno realizzando, la Rete dei Laboratori del Chaco ricopre un ruolo educativo fondamentale nel nostro camminare verso un’interculturalità.

Lo spirito della nostra convenzione é fomentare una Cultura di Pace e come popolazioni indigene ci sentiamo onorati di portare avanti il titolo di “riserva morale dell’umanità”, come ci ricorda il nostro Presidente dello Stato Plurinazionale di Bolivia, Evo Morales Ayma.

 

Nicolaza e José, Infermieri - Educatori della Scuola Tekove Katu