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La cattiva fattucchiera e l'origine della manioca
 
Ñasaindí si avvicinò, cercando di scoprire la vittima dello sconosciuto guerriero. Era un bellissimo maracanà (specie di pappagallo) che riposava tranquillamente su un ramo, ancora ignaro della propria fine.
La ragazza provò allora una profonda pena per quello splendido animale, i cui colori intensi e brillanti riempivano di allegria al solo sguardo, e senza quasi rendersi conto lanciò un grido di allarme che fece scappare l'animale all'interno della selva e richiamò l'attenzione del cacciatore. Appena la vide, il cacciatore rimase profondamente colpito e quasi rapito da tanta bellezza, e solo fu in grado di salutarla appena: "Ma-era!,ciao! Come ti chiami?"

 

"Ñasaindí" rispose intimorita la ragazzina, pensando ancora che il guerriero fosse arrabbiato con lei per avergli fatto scappare la preda. "E da dove vieni"? "Dalla tribù del capo Sagua-à". "Ma è molto lontano", le disse il guerriero," come mai sei arrivata fin qua"? La ragazza alzò lo sguardo verso i ciuffi delle palme che si muovevano col vento. Il ragazzo, indovinando allora il motivo, le chiese: "Vuoi che ti aiuti?"

La ragazzina, un po' imbarazzata, non rispose. Con un salto il giovane guerriero salì sull'albero e iniziò a gettare alla ragazzina i germogli freschi e generosi della palma: in pochi minuti la cesta di Ñasaindí era già piena. Ñasaindí non stava in sé dalla gioia, i suoi occhi brillavano di riconoscenza. Quando già stava per rimettersi in viaggio verso casa (il cammino era ancora lungo ed il sole cominciava a tramontare), il giovane guerriero le chiese: "Ma perché hai tanta fretta?"

"Devo passare il fiume e sono sola. Sono già diverse lune oramai che i figli della donna che mi ha allevato sono partiti verso nord ed ancora non sono tornati. Per questo lei mi ha mandato, ed io devo tornare presto... Non ho più i miei genitori, sono stati uccisi quando io ero ancora piccola ... ", rispose Ñasaindí.

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Ma come hai passato il fiume?" "Con una canoa che ho lasciato legata lì alla riva". "Ma tu sei troppo giovane per venire sola da queste parti! Non hai paura?", le chiese il guerriero. "Certo che ho paura! Però devo fare quello che mi hanno chiesto, non ho nessuno che mi difenda..", disse Ñasaindí con gli occhi tristi e pieni di lacrime.

"Da questo momento se vuoi Ñasaindí, sarò io la tua guida ed io mi prenderò cura di te, lo accetti?" disse il guerriero, serio e convinto. Ñasaindí lo guardò, non sapeva come esprimere la sua gioia e la sua gratitudine: "Certo! grazie!...ma non mi hai detto nemmeno come ti chiami". "Sono Catupirì, mio padre è il capo Marangatu, così sai ora di chi devi chiedere!", rispose il guerriero. "Va bene Catupiri!" e si avviò verso il cammino di ritorno, con il suo cesto pieno di germogli.

Il ragazzo era il figlio minore del capo Marangatu, potente e rispettato anche nei territori più lontani. Il giovane era quindi stato preparato alle arti della caccia e della guerra da un bravo guerriero della sua comunità. Ma sua madre, sempre attenta e presente, aveva cercato di mantenere in lui un cuore puro e generoso come quando era più piccolo. Il ragazzo era molto legato a lei, e quando incontrò Ñasaindí si ricordò di sua madre: voleva fargliela conoscere e poi, un giorno, prenderla in sposa. Erano bastati pochi minuti perché il guerriero si innamorasse di lei.

Il problema era suo padre: lui non avrebbe visto di buon occhio che proprio suo figlio avesse portato come sposa una straniera, una sconosciuta ... Ci pensò su: forse all'inizio avrebbe aspettato a presentare Ñasaindí a suo padre, confidando nella complicità di sua madre. Senza pensarci un minuto di più Catupiri rincorse la ragazza che ormai si stava allontanando e le propose: "Perché non vieni con me Ñasaindí? Mia madre ti riceverà come fossi sua figlia e ti saprà offrire l'affetto che fino ad ora ti è mancato. Accetti?

Sorpresa e scossa per l'emozione, Ñasaindí gli chiese: "Ma sei proprio sicuro Catupiri? Tua madre mi accetterà?" "Certo Ñasaindí, hai uno sguardo così dolce e buono che mia madre troverà in te la figlia che non ha mai avuto, Vieni, andiamo!"

Partirono quindi i ragazzi e ridendo e chiacchierando arrivarono nel villaggio dei sudditi del grande Marangatu. Stava tramontando il sole: il cielo, con i suoi colori rossi e dorati, sembrava immergersi nelle acque tranquille del fiume. Catupiri, nascondendo Ñasaindí, corse verso la capanna di sua madre, per comunicarle la notizia: nessuno l'aveva visto arrivare, e così sarebbe stato molto facile nasconderla fino a che fosse riuscito a convincere a suo padre.

Ma Catupiri si sbagliava. Alcuni occhi malvagi lo stavano osservando da vicino: era Cava-Pità, la fattucchiera, che, nascosta dietro un grande albero, non si era persa nessun dettaglio dell'arrivo dei due giovani. La donna sorrise con malizia e, guidata da uno spirito malvagio, si mise in testa di svelare al più presto il segreto al grande capo. Avrebbe dovuto aspettare fino alla mattina seguente, quando sarebbe ritornato coi suoi guerrieri dalla caccia, ma ne sarebbe valsa la pena!

Il giorno seguente, la mattina presto, il gran capo ed i suoi guerrieri ritornarono alla comunità, accolti dai festeggiamenti degli abitanti: erano riusciti a catturare delle buone prede per tutto il villaggio. Pazientemente Cava-Pità aspettò che il capo fosse solo e, al momento opportuno, si avvicinò a lui, per riferirgli a suo modo dell'arrivo di Ñasaindí nella comunità...ma non solo!

Come se non bastasse, approfittando della fiducia che il capo aveva in lei, lo convinse facilmente che la straniera era un'inviata di Anà, il diavolo, che si avvaleva della giovane per portare disgrazie nella comunità.

Pieno di rabbia e collera, Marangatu fece chiamare suo figlio per rimproverargli la sua attitudine e la sua disobbedienza. Quando Catupiri arrivò di fronte a lui, lo rimproverò duramente: "Si può sapere perché hai portato nella nostra comunità una straniera che nessuno conosce e che hai conosciuto per caso?". "Pensavo di spiegartelo, padre ...", disse sorpreso Catupiri " ma da chi l'hai saputo?" "Questo non importa, solo ti dico che per fortuna c'è ancora chi rispetta il mio volere e obbedisce ai miei ordini", rispose seccato il padre.

"Io sono il primo a farlo, padre mio, e te ne ho dato prova in mille opportunità, ma in questo caso volevo parlare con te prima, per spiegarti quello che è successo. Tuttavia c'è stato qualcuno che mi ha preceduto, anche se non so con quali intenzioni". "Dov'è la straniera?" "Nella mia capanna padre, aspettando di presentartela", rispose il giovane

"Allora vai subito a cercarla. Se si è introdotta con sotterfugi nella mia comunità, farò in modo che la abbandoni alla svelta", gli ordinò il padre. Catupiri però sapeva che non era così ed era sicuro che suo padre, vedendola, avrebbe capito che tutto questo era una montatura: corse a prendere Ñasaindí e velocemente si presentarono di fonte al padre.

Il capo rimase meravigliato nel vedere la ragazza: il suo bel viso e la dolcezza dello sguardo lo conquistarono subito, doveva esserci un equivoco. Il capo parlò con Ñasaindí e la ragazza le raccontò la sua infanzia triste e senza affetto e l'allegria invece per aver conosciuto Catupiri, in cui avrebbe trovato l'affetto e l'appoggio che le erano sempre mancati.

Marangatù allora capì il profondo sentimento che univa i due ragazzi e diede il suo assenso perché potessero unire i loro destini, così come volevano e desideravano entrambi. Tempo dopo, Ñasaindí divenne sposa di Catupiri, il ragazzo dal cuore generoso e nobile. La cattiveria e l'invidia di Cava-Pità però aumentavano di giorno in giorno, constatando che il suo intervento era stato inutile e che anzi, i due ragazzi erano riusciti a realizzare il loro desiderio. Nonostante questo, la fattucchiera non si perse d'animo, nell'intento, un giorno o l'altro, di cacciare la straniera dalla comunità: sarebbe arrivato il momento giusto, lei avrebbe saputo aspettare!

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Arrivò anche un bambino, figlio dei due giovani, a rendere ancora più grande la felicità della coppia. Il piccolo Chiriri era dolce e buono come sua madre e forte come suo padre. Quando crebbe, tutti i bambini della comunità si riunivano con lui per giocare nel bosco o vicino al fiume. Il capo, orgoglioso di suo nipote, gli aveva regalato un arco ed una freccia fatti apposta per lui, ed uno dei momenti più belli per lui era appunto quando si allontanava con il piccolo nel bosco, per insegnargli l'uso di queste armi.
 
L'unica che conservava un odio profondo nei suoi confronti era Cava-Pità, per la quale l'idea di vendetta cresceva col passare del tempo, e che non le avrebbe dato pace finché la giovane non sarebbe stata espulsa dalla comunità, come aveva voluto sin dall'inizio.Doveva a questo punto convincere la comunità che sotto l'aspetto dolce e tenero di Ñasaindí c'era una malvagia inviata di Anà per portare disgrazie e che stava aspettando solo il momento opportuno per realizzare i suoi piani.

Usando i suoi sentimenti meschini e perversi diffuse nel villaggio la notizia che il piccolo Chiriri era posseduto dal diavolo, e per questo tutti i bambini che giocavano con lui erano condannati a morire sicuramente a breve tempo. La notizia si diffuse nel villaggio rapidamente e tutte le mamme, temendo una tragica fine per il proprio figlio, proibirono ai loro figlioli di avvicinarsi al piccolo Chiriri. In questo modo, secondo la fattucchiera, tutti avrebbero ritenuto colpevole anche Ñasaindí, cacciandola dal villaggio, temendo che anche lei fosse posseduta dal demonio.

Per riuscire però a realizzare il suo piano, la fattucchiera preparò una bevanda dolce, dal sapore squisito, cui aggiunse una pozione di un veleno potentissimo. Chiamò scherzando gli amici di Chiriri e ad ognuno dava da bere la gustosa bevanda. Quasi immediatamente i bambini caddero vittime di spaventose contorsioni, avvelenati dalla cattivissima fattucchiera. Le madri, ignare della velenosa bevanda, credettero quindi che la causa della morte dei loro bambini era proprio il demonio che possedeva il piccolo Chiriri e sua madre. Non c'erano ormai più dubbi: Ñasaindí era stata mandata dal diavolo a portare infinite disgrazie nella comunità di Marangatu.

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Decisero quindi dei vendicarsi della morte dei loro figlioli uccidendo Chiriri, il figlio di Ñasaindí. La fattucchiera non stava in sé dalla soddisfazione: spinse la gente a ribellarsi contro Ñasaindí e uccidere il piccolo Chiriri, unico modo per liberarsi dello spirito maligno. Un gruppo di donne, capeggiato dalla cattiva fattucchiera, si avvicinò alla capanna di Catupiri, brandendo lance e pali. Entrati, presero con la forza il piccolo Chiriri e i suoi genitori, li portarono nel bosco, dove legarono i genitori al tronco di un albero, perché assistessero impotenti alla morte del proprio figlio.

Nel frattempo la crudele fattucchiera senz'anima, assaporando il sapore della vittoria dopo tanto aspettare, decise che doveva essere lei stessa a uccidere il piccolo Chiriri. Cava-Pità preparò l'arco e la freccia avvelenata e, proprio mentre stava per lanciarla verso il bambino che chiamava disperato i propri genitori, un rumore spaventoso scosse il bosco e una lingua di fuoco scelse dal cielo, diventato subito nero, lasciando fulminata al suolo la cattiva fattucchiera.

Coloro che assistevano alla scena videro in questo una punizione degli dei alla cattiveria e all'invidia e, convinti quindi di aver commesso un grave errore, corsero a liberare i genitori. Ñasaindí corse a liberare il piccolo, lo abbracciò e lo strinse a sé piangendo. A testa bassa, vergognosi per quello che avevano fatto , credendo alle calunnie della cattiva fattucchiera gli abitanti decisero quindi di ritornare alle proprie case, non prima di aver rivolto uno sguardo al luogo dove fino a pochi minuti prima Chiriri stava aspettando la propria morte.

Fu grande la sorpresa di tutti quando videro che stava crescendo proprio nello stesso posto una nuova pianta, sconosciuta fin ad allora. La chiamarono mandi-ò e in questa pianta videro la giustizia degli dei buoni che sapevano ricompensare il bene e castigare chi si comportava male. La mandi-ò, regalo di Tupa agli uomini perché serva loro come cibo, possiede il cuore dolce di Ñasaindí e di Chiriri, e offre, a chi la mangia, forza ed energia, come era forte ed energico il valoroso Catupiri.