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I Guaraní e il periodo coloniale

Nel 1492 gli spagnoli arrivarono in America; però l Cordigliera non fu conosciuta dai conquistatori fino al 1520.

Gli abitanti della Cordigliera seppero comprendere come meglio integrarsi con gli spagnoli, secondo le regole della buona convivenza; però presto si resero conto che essi avevano altri interessi: volevano dominarli e assoggettarli, cercavano le riccheze che secondo la leggenda erano nel Paití o Dorado, la terra ricca di metalli.

Gli spagnoli volevano conquistare nuovi popoli da mettere al il servizio del re di Spagna, il che significava pagare tributi o lavorare nelle miniere e negli opifici.

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Con il passsar del tempo i chiriguano tentarono di evitare un contatto che li facesse dipendere dagli spagnoli, i quali dal canto loro tentarono di tutto (regali, inviti, atti di riguardo) per indurli a pagare il tributo imposto dal re di Spagna, e a sottomettersi al sistema della «encomienda», secondo cui ciascuno avrebbe dovuto lavorare al servizio di uno spagnolo, e in cambio ricevere un’istruzione religiosa ed essere considerato suddito della Corona di Spagna.

Gli spagnoli, non potendo quindi costruire città nella Cordigliera, le costruirono lungo la frontiera che andava da Santa Cruz a Tarija, passando per Tomina: in questo modo accerchiavano e serravano i chiriguano da ovest. Questi ultimi non intendevano sottomettersi alla «encomienda» o dipendere da alcuno. Rifiutarono inoltre di far parte delle Riduzioni, dove sarebbero stati privati della loro libertà.

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Però non tutti i chiriguani avevano lo stesso pensiero: per questo, in molti casi, le risposte furono varie e contraddittorie. Alcuni si vendettero agli spagnoli per denaro, altri preferirono andarsene lontano senza lottare.

C’erano poi i “mokoirova”, quelli dalle due facce, che a volte stavano con gli spagnoli, e a volte con la propria gente: questi potevano però risultare molto pericolosi.

Allo stesso tempo c’erano però quelli che resistevano, e che furono sempre contrari agli spagnoli , ossia coloro che amavano la propria libertà e che operavano con fedeltà a favore della comunità.

Così si arrivò allo scontro aperto: i chiriguano difendevano i loro diritti sociali e territoriali con la guerra.

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Una delle forme di guerra era chiamata «correrias» dove si combatteva al fianco dei gruppi locali. Per kerimba (i guerrieri) «las correrias» erano un modo di dimostrare il proprio valore e la propria superiorità.

Un altro modo di lottare era detto «guerras generales», che avvenivano dopo avere stretto opportune alleanze con altri gruppi della Cordigliera favorendo l’unità del popolo chiriguano.

Le loro motivazioni erano profondamente religiose. Gli attacchi erano preceduti da grandi assemblee e rituali guidati dagli «ipaje», gli sciamani.

Trascorsero così molti anni di lotte.

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Gli spagnoli realizzarono molte spedizioni per tentare di conquistare la Cordigliera; fino al 1616-1620, quando vi si insediò il generale spagnolo D. Ruy Diaz de Guzmán, che si fece nominare governatore del territorio chiriguano; ma infine anche Guzmán fu espulso dagli indigeni dalla regione.

Le guerre prosegurono fino al 1735, i chiriguano inflissero svariati attacchi alle tenute spagnole lungo la frontiera di Tarija Tomina e santa Cruz, finché i due popoli non giunsero ad un accordo.